Descrizione del Fungo Porcino                                      

                  

            

 

Fungo Porcino del “Vulcano di Roccamonfina”

 

 

ZONA GEOGRAFICA ABBINATA:

 

Territorio dei Comuni del Parco Regionale di Roccamonfina (Caserta), in particolare nell’area di Monte La Frascara.

 

 

LEGAME GEOGRAFICO:

 

Questo Fungo Porcino, conosciuto in tutto il Centro/Sud Italia, è localizzato nella zona montana (dai 500 ai 800 metri s.l.m.) del massiccio del  Vulcano di Roccamonfina ed in particolare nell’area del Monte La Frascara (che parte della popolazione locale chiama anche  “Monte Caruso”). Il territorio è composto prevalentemente da rigogliosi boschi di castagno, i quali offrono nei mesi primaverili ed autunnali un habitat molto favorevole per la crescita di questo autentico ed genuino Porcino, caratterizzato da un gusto particolare ed esclusivo grazie alla natura del terreno vulcanico.

L’obiettivo di questo riconoscimento è di evitare la dispersione di questo prezioso Porcino (circa il 70% del prodotto viene destinato al consumo finale al di fuori della Regione Campania), valorizzandolo attraverso progetti di qualificazione e certificazione mirato al miglioramento ed all’ottimizzazione, con la  promozione e la commercializzazione in loco.

 

 

DESCRIZIONE  DEL PRODOTTO:

 

Le specie di “Porcino” presenti nel territorio sono tre: Boletus aestivalis (Paulet),  Fries, Boletus aereus Bulliard: Fries e Boletus edulis Bulliard: Fries. Questo Porcino, generalmente, ha il cappello marrone scuro variabile a seconda delle specie del sottobosco e del bosco di raccolta, mentre il gambo è di colore marrone chiaro. La polpa è bianca e soda. Il sapore è delicato ma intenso, a tal punto da riconoscere tutti i profumi del sottobosco, anche per lungo tempo. Il più pregiato è il Porcino nero (Boletus aereus) che si trova nell’area del monte La Frascara.

 

 

DESCRIZIONE DELLA  RACCOLTA E METODICHE DI LAVORAZIONE:

 

Nella raccolta è vietato l’uso di rastrelli, uncini o altri mezzi che possono danneggiare lo strato umifero del terreno, il micelio fungino o l’apparato radicale della vegetazione. Devono essere riposti e trasportati in contenitori idonei a consentire la diffusione delle spore (panieri o cesti di vimini o similari).

Da decenni  vengono consumati: freschi, essiccati o sott’olio dalla gente locale:
1)  fresco, dopo  la  pulizia  del  porcino con uno spazzolino, si presta ad essere utilizzato come condimento per vari piatti locali o come contorno.

2) essiccati: l’essiccazione avviene in maniera tradizionale, cioè al sole o con appositi essiccatoi. La conservazione avviene in barattoli ermetici o sacchetti. Dopo l’essiccazione il fungo mantiene a lungo il sapore gradevole e il colore bianco.
3) sott’olio: il lavaggio è manuale, serve per eliminare impurità ed eventuali residui presenti. I funghi vengono poi tagliati o lasciati interi, cotti con aceto- acqua-sale,  e  successivamente  posti in vasetti con aggiunta di olio.

 

                   Daniele Galardo  (Presidente dell’Associazione “Montecaruso”)

 
 

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